Sentiero 02 · Leggende

Dieci miti fondativi

Il Kojiki (712) e il Nihon Shoki (720) raccolgono i racconti con cui il Giappone si è spiegato la propria origine. Tocca una scheda per aprirla: dentro trovi il racconto per esteso, i personaggi, i simboli, i luoghi e le tracce nella cultura pop.

10 miti raccontati712 anno del Kojiki3 insegne imperiali

I miti shintoisti non sono un corpus dottrinale: sono cronache di corte. Il Kojiki fu compilato nel 712 su ordine imperiale per fissare per iscritto genealogie che legittimassero la dinastia Yamato; il Nihon Shoki, otto anni dopo, rifece lo stesso lavoro in cinese classico e con più varianti a confronto.

Per questo le storie che seguono sono insieme religione, letteratura e politica. Contengono episodi crudeli, comici e osceni che nessuna redazione ha ripulito — e questa è, paradossalmente, la prova migliore della loro antichità.

01 Izanagi e Izanami 02 La caverna 03 Yamata no Orochi 04 La lepre di Inaba 05 La discesa 06 La cessione del paese 07 L'amo perduto 08 La marcia di Jinmu 09 Yamato Takeru 10 Le due sorelle

In principio il mondo è una massa oleosa che galleggia come una medusa. Gli dèi celesti affidano a Izanagi e Izanami una lancia ingioiellata, Ame-no-Nuboko, e li mandano sul ponte fluttuante del cielo. I due immergono la punta nella melma, mescolano, sollevano: le gocce che ricadono si rapprendono e formano la prima isola, Onogoro.

Scendono, piantano una colonna, e girandole attorno in direzioni opposte si incontrano. Izanami parla per prima. Il primo figlio nasce deforme — Hiruko, il "figlio sanguisuga" — e viene abbandonato in una barca di canne. Gli dèi spiegano l'errore: doveva parlare per primo l'uomo. Ripetono il rito nell'ordine corretto e generano le otto grandi isole del Giappone e centinaia di kami.

Poi nasce Kagutsuchi, il fuoco, e le ustioni uccidono Izanami. Izanagi, impazzito di dolore, decapita il figlio neonato e scende a Yomi, il paese delle tenebre, per riprendersi la moglie. La trova nel buio: lei accetta di tornare ma lo prega di non guardarla finché non avrà ottenuto il permesso degli dèi inferi.

Lui aspetta, si stanca, accende un dente del pettine come torcia. Il corpo di Izanami è in putrefazione, coperto di vermi e di otto tuoni. Izanagi fugge. Lei gli scaglia dietro le streghe di Yomi; lui getta all'indietro il suo copricapo, che diventa uva, e il pettine, che diventa germogli di bambù, per farle fermare a mangiare.

Chiude il passaggio con un masso che mille uomini non solleverebbero. Da una parte e dall'altra i due si dicono addio. Izanami giura: ogni giorno strangulerò mille dei tuoi. Izanagi risponde: allora ogni giorno ne farò nascere millecinquecento. È il momento in cui entrano nel mondo la morte e la crescita.

Susanoo, prima di essere esiliato, sale in cielo a salutare la sorella. Amaterasu sospetta un attacco e lo affronta armata. Per provare la propria buona fede i due celebrano un ukehi, un giuramento oracolare: masticano e sputano rispettivamente la spada e i gioielli dell'altro, generando figli. Susanoo dichiara di aver vinto.

Ubriaco della vittoria, devasta le risaie della sorella, riempie di escrementi la sala dei banchetti, e infine scaglia dentro il laboratorio di tessitura un cavallo scuoiato al contrario. Una delle tessitrici muore per lo spavento.

Amaterasu, offesa e atterrita, si chiude nella grotta Ama-no-Iwato e rotola davanti all'ingresso un masso. Il sole sparisce. Il mondo cade in una notte permanente, i raccolti muoiono, gli spiriti malvagi si moltiplicano rumoreggiando come mosche estive.

Gli ottocento miriadi di kami si radunano sul greto del fiume celeste e organizzano una messinscena. Forgiano uno specchio e una collana di magatama, li appendono a un albero sakaki, fanno cantare i galli. Poi Ame-no-Uzume rovescia un tino, ci sale sopra e comincia a danzare: entra in trance, si scioglie la veste, si denuda. Gli dèi scoppiano in una risata che scuote il cielo.

Amaterasu, incuriosita dal fatto che si rida senza di lei, socchiude la pietra. Le mostrano lo specchio: vedendo la propria luce riflessa, che non riconosce, si sporge. Tajikarao la afferra per il braccio e la tira fuori; un altro kami tende una fune sacra dietro di lei perché non possa rientrare. La luce torna nel mondo.

Esiliato dal cielo, Susanoo scende nella provincia di Izumo, lungo il fiume Hi. Vede passare sull'acqua un paio di bacchette: segno che a monte vive qualcuno. Risalendo trova due anziani in lacrime che stringono una ragazza.

Raccontano: avevano otto figlie. Ogni anno il drago Yamata no Orochi — otto teste, otto code, occhi come lanterne, il corpo coperto di muschio e cipressi, lungo otto valli e otto colline — ne divora una. È rimasta solo Kushinada-hime, e il mostro sta per tornare.

Susanoo promette di ucciderlo in cambio della mano della ragazza. Poi la trasforma in un pettine e se lo infila fra i capelli, per tenerla al sicuro addosso a sé. Ordina ai vecchi di distillare sake yashiori, sakè fatto a otto pieghe, cioè filtrato otto volte, e di preparare un recinto con otto porte, e dietro ogni porta un tino colmo.

Il drago arriva. Ogni testa infila la propria porta, trova il proprio tino, beve. Si addormenta.

Susanoo sguaina la spada Totsuka e comincia a tagliare: le otto teste, poi le otto code. Alla coda centrale la lama si scheggia. Apre la carne con la punta e trova dentro una spada. È Kusanagi-no-Tsurugi, la Falciatrice d'Erba. Susanoo la manda in dono ad Amaterasu, come atto di riconciliazione con la sorella che aveva offeso.

Poi sposa Kushinada-hime e costruisce un palazzo a Suga. Guardando le nubi che si alzano compone quella che la tradizione considera la prima poesia giapponese, il primo waka.

Yamata no Orochi — kagura al santuario Yakumo HikawaLa danza sacra che mette in scena il mito: il drago è un costume manovrato da più danzatori.

Ottanta fratelli partono per Inaba a chiedere in sposa la principessa Yagami. Il più giovane, Ōnamuchi — che diventerà Ōkuninushi — li segue portando i bagagli di tutti, come un servo.

Lungo la strada incontrano una lepre completamente scuoiata, che si contorce sulla sabbia. Aveva ingannato un branco di coccodrilli marini per attraversare il mare, contandoli come fossero un ponte; scoperta all'ultimo salto, l'avevano spellata viva. I fratelli, per crudeltà, le consigliano di lavarsi in acqua di mare e asciugarsi al vento: il sale nelle carni vive la fa urlare di dolore.

Ōnamuchi arriva per ultimo. Le dice di lavarsi nell'acqua dolce della foce e di rotolarsi nel polline delle tife. La lepre guarisce. E profetizza: non saranno i tuoi fratelli a sposare la principessa. Sarai tu.

Così avviene. I fratelli, per invidia, lo uccidono due volte — con una pietra rovente e con un tronco spaccato — e due volte sua madre lo riporta in vita. Fugge nel regno sotterraneo di Susanoo, supera prove atroci (una stanza di serpenti, una di vespe, un campo in fiamme) grazie all'aiuto della figlia del dio, Suseri-bime, che sposa.

Diventa signore di Izumo, costruisce il paese, insegna medicina e agricoltura. Poi Amaterasu manda messaggeri a chiedergli la terra. Dopo lunghe trattative Ōkuninushi cede il paese — il kuni-yuzuri — a una sola condizione: che gli venga costruito un santuario con pilastri profondi e travi altissime. È Izumo Taisha.

Ceduto il paese, Amaterasu manda sulla terra il nipote Ninigi. Gli consegna tre oggetti: lo specchio Yata-no-Kagami, la spada Kusanagi, i gioielli Yasakani-no-Magatama. Sono i sanshu no jingi, le tre insegne imperiali, ancora oggi al centro dell'intronizzazione.

Il corteo scende su una vetta di Takachiho, in Kyūshū. Al bivio celeste li attende Sarutahiko, gigantesco e luminoso: sarà lui a guidarli, ed è per questo il kami dei crocevia e dei viaggiatori.

Ninigi incontra Konohanasakuya-hime e la chiede in sposa. Il padre, felice, gliela concede — e ci aggiunge la sorella maggiore, Iwanaga-hime, "la duratura come la roccia". Ma Iwanaga è brutta, e Ninigi la rimanda indietro tenendo solo la bella.

Il padre gli manda a dire la verità: con Iwanaga la stirpe imperiale sarebbe stata eterna come la pietra; con la sola Konohanasakuya sarà splendida e breve come i fiori di ciliegio. Da questo rifiuto discende la mortalità degli imperatori — e degli uomini.

Konohanasakuya rimane incinta dopo una sola notte. Ninigi dubita che il figlio sia suo. Lei, offesa, si chiude in una capanna senza porte e le dà fuoco: se i figli sono davvero tuoi, il fuoco non ci farà nulla. Partorisce tre maschi tra le fiamme, illesa. Da uno di loro discenderà Jinmu, il primo imperatore.

Amaterasu decide che la Pianura Centrale delle Canne — il Giappone — deve passare ai suoi discendenti. Il problema è che il paese l'ha costruito Ōkuninushi, con pazienza, dal basso, insieme al nano Sukuna-Bikona.

I primi due messaggeri celesti falliscono: uno passa dalla parte di Ōkuninushi, l'altro si innamora di sua figlia e per otto anni non manda notizie. Al terzo tentativo scende Takemikazuchi, il kami della spada, che si pianta la lama capovolta sulla cresta di un'onda e ci si siede sopra a gambe incrociate.

Ōkuninushi rimanda la decisione ai figli. Il primo accetta subito. Il secondo, Takeminakata, sfida Takemikazuchi a una prova di forza: gli afferra il braccio, che diventa ghiaccio e poi lama. Fugge fino al lago Suwa e lì si arrende, promettendo di non uscirne più.

Ōkuninushi cede a una condizione: che gli venga costruito un palazzo con pilastri profondi nella roccia e travi alte fino al cielo. È Izumo Taisha. Si ritira nell'invisibile e da lì governa le cose nascoste — i legami fra le persone — mentre il visibile passa alla stirpe del sole.

Hoori caccia in montagna, suo fratello Hoderi pesca. Si scambiano gli strumenti per un giorno: Hoori va a pescare e perde l'amo. Il fratello rifiuta qualsiasi risarcimento — anche cinquecento ami nuovi fusi dalla sua spada — e pretende quello.

Un vecchio del mare lo aiuta a costruire una barca di bambù fitto. Hoori scende al Ryūgū, il palazzo del dio del mare, dove tutto è di squame di pesce. Sposa Toyotama-hime, la figlia, e resta tre anni dimenticando perché è venuto.

L'amo viene ritrovato nella gola di un pesce rosso. Il dio del mare glielo restituisce con due gioielli che comandano le maree, e con una formula da recitare consegnandolo: parole che lo renderanno povero e disperato.

Tornato a riva, Hoori umilia il fratello alzando e abbassando le acque. Poi Toyotama-hime arriva a partorire e chiede di non essere guardata. Lui guarda: è un enorme squalo — o un drago. Per la vergogna torna in mare e chiude il passaggio, lasciando il figlio. Quel bambino sarà il nonno del primo imperatore.

Il pronipote di Ninigi lascia Kyūshū con i fratelli e risale verso est, dove dice esserci una terra migliore da cui governare. È una marcia militare lunga anni, raccontata con dettagli geografici precisi: è il punto in cui il mito prova a diventare cronaca.

Il primo assalto alla piana di Yamato fallisce, e un fratello muore. Jinmu capisce l'errore: attaccavano verso oriente, contro il sole, quindi contro Amaterasu da cui discendono. Riparte girando attorno alla penisola per colpire da ovest, con il sole alle spalle.

Nella foresta l'esercito si perde. Il cielo manda Yatagarasu, un corvo a tre zampe, che li guida fuori. Una spada calata dall'alto stende i nemici senza combattere.

Jinmu sale al trono a Kashihara. La data tradizionale è il 660 a.C., calcolata a ritroso nell'ottavo secolo per far coincidere la fondazione con un anno propizio del calendario cinese. Nessuno storico la considera reale: conta come atto fondativo, non come data.

Ōsu è così violento che il padre imperatore lo teme e lo manda lontano, a sottomettere i ribelli Kumaso. Lui si traveste da fanciulla, entra al banchetto, e pugnala il capo. Morendo, l'uomo gli dà il nome con cui sarà ricordato: Yamato Takeru, il coraggioso di Yamato.

Il padre non lo richiama: lo rimanda subito a est. La zia, sacerdotessa a Ise, gli consegna la spada trovata nella coda del drago e una borsa da aprire nel momento peggiore.

In una piana i nemici gli danno fuoco all'erba. Lui falcia l'erba attorno con la spada e, dalla borsa, tira fuori l'acciarino per appiccare un controfuoco. Da allora l'arma si chiama Kusanagi, «falciatrice d'erba».

Attraversando una baia in tempesta, la moglie Ototachibana si getta in mare per placare il kami delle acque. Lui prosegue, ma lascia la spada dalla nuova sposa e sfida a mani nude il kami del monte Ibuki. Perde. Muore di ritorno, e la sua anima vola via come un cigno bianco.

Ninigi, sceso dal cielo, incontra una fanciulla bellissima: Konohanasakuya-hime, «colei che fa fiorire gli alberi». Chiede la mano al padre, il kami delle montagne.

Il padre acconsente con gioia e manda anche la sorella maggiore, Iwanaga-hime, «la longeva come la roccia». Ma è brutta, e Ninigi la rimanda indietro tenendo solo la bella.

Il padre si addolora e spiega: le aveva mandate insieme perché la discendenza fosse duratura come la roccia e fiorente come i fiori. Rifiutando la roccia, Ninigi ha scelto una vita breve e splendida. Per questo, dice il Kojiki, gli imperatori non vivono in eterno.

Poi lei resta incinta dopo una sola notte, e lui dubita che il figlio sia suo. Per provarlo, Konohanasakuya-hime si chiude in una capanna senza porte e le dà fuoco: se il bambino è davvero di un kami, le fiamme non lo toccheranno. Partorisce tre figli nel fuoco.

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I miti danzati

Il kagura è il modo in cui questi racconti sono sopravvissuti nei villaggi prima ancora che nei libri: teatro sacro, maschere, tamburi, notti intere di rappresentazione.

Kagura — Yamata no Orochi (versione integrale)Compagnia Yokota, Hiroshima. Il drago è mosso da danzatori dentro lunghi costumi articolati.
Susanoo contro il drago — kagura a Yushima TenjinRipresa ravvicinata di una rappresentazione notturna in un santuario di Tokyo.
Breve introduzione allo shintoismoInquadramento in italiano dei testi fondativi: Kojiki e Nihon Shoki.
Fonti

Dove leggerli davvero

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