Misogi e Harae
Lo Shinto non ha il concetto di peccato come colpa morale permanente. Ha invece tsumi (trasgressione) e kegare (impurità): condizioni che si accumulano — per contatto con la morte, la malattia, il sangue, o semplicemente col passare del tempo — e che si possono lavare via. Da qui l'enorme importanza dei riti di purificazione.
Misogi è l'abluzione con l'acqua: nel mare, in un fiume, sotto una cascata gelata. Nasce dal mito: Izanagi, tornato da Yomi contaminato dalla morte, si immerge in un fiume in Kyūshū e dai suoi lavacri nascono Amaterasu, Tsukuyomi e Susanoo. La versione quotidiana e abbreviata è il temizu alla vasca all'ingresso di ogni santuario.
Harae è l'insieme più ampio dei riti purificatori celebrati dal sacerdote: agitare l'ōnusa (l'asta con strisce di carta bianca) sopra le persone, gli oggetti, perfino le automobili nuove. Due volte l'anno, il 30 giugno e il 31 dicembre, si celebra il grande Ōharae che purifica l'intera comunità.