Ise Jingū
Il santuario più sacro dello Shinto. Ricostruito identico ogni vent'anni dal 690: l'ultimo rinnovo è del 2013, il prossimo è atteso per il 2033.
Un jinja non è un edificio ma un percorso. Qui trovi le tappe che lo compongono, gli oggetti che ci vivono dentro, i dodici santuari da cui partire e il database completo.
Ogni santuario, dal più minuscolo al più monumentale, segue questa sequenza. Conoscerla cambia completamente la visita.
Non ha battenti e non chiude nulla: segna il passaggio dal profano al sacro. Ci si inchina prima di attraversarlo e si cammina ai lati, mai al centro, che è la via dei kami.
Spesso lungo e alberato, fiancheggiato da lanterne di pietra. L'allungamento è deliberato: serve a separare mentalmente dal mondo che si è appena lasciato.
Sinistra, destra, un sorso versato nella sinistra, poi si inclina il mestolo per lavarne il manico. È il misogi in forma abbreviata. Mai bere dal mestolo.
La coppia leonina all'ingresso. Uno ha la bocca aperta (a), l'altro chiusa (un): insieme pronunciano l'inizio e la fine di tutte le cose.
La sala aperta ai visitatori. Si suona il sonaglio, si offre una moneta, poi due inchini, due battiti di mani, la preghiera in silenzio e un ultimo inchino.
Il sancta sanctorum, quasi sempre chiuso. Custodisce lo shintai, l'oggetto in cui il kami risiede: uno specchio, una spada, a volte una montagna intera.
Quattordici oggetti che compaiono di continuo e che quasi nessuna guida spiega davvero.
Fune di paglia di riso intrecciata, con strisce di carta piegate a zigzag. Delimita ciò che è abitato da un kami: un albero, una roccia, l'ingresso di una sala. Quella di Izumo Taisha pesa oltre cinque tonnellate.
La bacchetta con le cascate di carta bianca che il sacerdote agita sopra persone e oggetti. Non è un gesto simbolico: è lo strumento tecnico della purificazione.
La cassetta delle offerte davanti all'haiden. Le monete si depongono, non si lanciano. La moneta da cinque yen è la più gradita: goen suona come "legame propizio".
Il grande sonaglio con la corda intrecciata. Suonarlo serve ad annunciare la propria presenza e, si dice, ad allontanare le influenze impure prima della preghiera.
Tavoletta di legno su cui si scrive una richiesta e la si appende. Il nome significa "cavallo dipinto": in origine si offrivano cavalli veri, poi immagini, infine sole tavolette.
Amuleto in sacchetto di stoffa cucito, che non va mai aperto. Vale un anno: allo scadere si riporta al santuario perché venga bruciato, e se ne prende uno nuovo.
Il responso estratto a sorte, dal grande augurio (daikichi) alla grande sfortuna (daikyō). Se è infausto si annoda al telaio apposito: la sfortuna resta al santuario.
Lo specchio, spesso lo shintai stesso. Non riflette il fedele per vanità ma per mostrargli il proprio cuore: lo Yata-no-Kagami di Ise è una delle tre insegne imperiali.
Perla ricurva a virgola, in giada o agata, in uso dal periodo Jōmon. Gli Yasakani-no-Magatama sono la terza delle insegne imperiali, insieme a specchio e spada.
Lanterne di pietra o bronzo lungo il sandō, quasi sempre donazioni di fedeli. A Kasuga Taisha sono circa tremila e vengono accese tutte due volte l'anno.
I due guardiani all'ingresso. In alcuni santuari non sono leoni: volpi da Inari, cervi a Kasuga, scimmie a Hie, lupi a Mitsumine.
Ramo dell'omonimo albero sempreverde, offerto sull'altare come tamagushi con strisce di carta. Il sempreverde rappresenta ciò che non decade.
La vasca per le abluzioni all'ingresso. L'acqua deve scorrere: mai stagnante, perché l'acqua ferma non purifica.
Calligrafia e sigillo vermiglio apposti a mano sul proprio quaderno (goshuinchō), in cambio di un'offerta. Non è un timbro turistico ma la prova di una visita compiuta.
Tocca un punto per saltare alla scheda. Sono i santuari da cui conviene cominciare: per antichità, importanza o perché spiegano qualcosa che gli altri non spiegano.
Il santuario più sacro dello Shinto. Ricostruito identico ogni vent'anni dal 690: l'ultimo rinnovo è del 2013, il prossimo è atteso per il 2033.
Santuario dei legami. Ci si batte le mani quattro volte invece di due. Nel decimo mese lunare tutti i kami del Giappone vi si radunerebbero.
Capo di circa trentamila santuari Inari. Ogni torii è la donazione di una persona o di un'azienda, con il nome inciso sul montante destro.
Costruito sull'acqua perché l'isola era troppo sacra per essere calpestata. Il grande torii non è infisso nel fondale: sta in piedi per il proprio peso.
I centomila alberi della foresta furono donati da tutto il Giappone e piantati a mano negli anni Venti, progettati per diventare un bosco autosufficiente in un secolo.
Circa tremila lanterne di pietra e bronzo, accese due volte l'anno nella festa Mantōrō. I cervi del parco sono considerati messaggeri dei kami.
Custodisce Kusanagi-no-Tsurugi, la spada trovata da Susanoo nella coda di Yamata no Orochi. Nessuno può vederla.
Casa madre di oltre quarantamila santuari Hachiman, e primo grande laboratorio della fusione fra Shinto e buddhismo.
Arrivo dei cammini Kumano Kodō, patrimonio UNESCO gemellati con il Cammino di Santiago. Il torii Ōyunohara è il più grande del mondo: 34 metri.
L'opposto esatto della sobrietà di Ise: oro e intagli ovunque. Qui si trovano le tre scimmie che non vedono, non sentono, non parlano.
Michizane fu esiliato qui e morì in disgrazia. Dopo fulmini e morti sospette la corte lo divinizzò per placarlo: oggi è il kami degli studenti.
Quattro complessi attorno al lago Suwa. Ogni sei anni l'Onbashira: tronchi enormi trascinati giù dalla montagna con uomini a cavalcioni.
Cerca per nome, prefettura, kami o parola chiave. Filtra per regione e per famiglia di santuario.
Il santuario più sacro dello Shinto. Ricostruito identico ogni vent'anni dal 690: l'ultimo rinnovo è del 2013, il prossimo è atteso per il 2033.
Santuario dei legami. Ci si batte le mani quattro volte invece di due. Nel decimo mese lunare tutti i kami del Giappone vi si radunerebbero.
Capo di circa trentamila santuari Inari. Ogni torii è la donazione di una persona o di un'azienda, con il nome inciso sul montante destro.
Costruito sull'acqua perché l'isola era troppo sacra per essere calpestata. Il grande torii non è infisso nel fondale: sta in piedi per il proprio peso.
I centomila alberi della foresta furono donati da tutto il Giappone e piantati a mano negli anni Venti, progettati per diventare un bosco autosufficiente in un secolo.
Circa tremila lanterne di pietra e bronzo, accese due volte l'anno nella festa Mantōrō. I cervi del parco sono considerati messaggeri dei kami.
Custodisce Kusanagi-no-Tsurugi, la spada trovata da Susanoo nella coda di Yamata no Orochi. Nessuno può vederla.
Casa madre di oltre quarantamila santuari Hachiman, e primo grande laboratorio della fusione fra Shinto e buddhismo.
Arrivo dei cammini Kumano Kodō, patrimonio UNESCO gemellati con il Cammino di Santiago. Il torii Ōyunohara è il più grande del mondo: 34 metri.
L'opposto esatto della sobrietà di Ise: oro e intagli ovunque. Qui si trovano le tre scimmie che non vedono, non sentono, non parlano.
Michizane fu esiliato qui e morì in disgrazia. Dopo fulmini e morti sospette la corte lo divinizzò per placarlo: oggi è il kami degli studenti.
Quattro complessi attorno al lago Suwa. Ogni sei anni l'Onbashira: tronchi enormi trascinati giù dalla montagna con uomini a cavalcioni.
Santuario dei Minamoto. Il viale Dankazura si restringe progressivamente per sembrare più lungo di quanto sia.
Al confine di Akihabara: vende amuleti per la sicurezza dei dati e benedice hardware e schede madri.
Il messaggero è la scimmia (saru), che gioca sull'omofonia con "allontanare": amuleti popolari contro le disgrazie.
Sopravvissuto ai bombardamenti del 1945, conserva un complesso Edo del 1706 quasi intatto. Il giardino di azalee fiorisce in aprile.
Fra i luoghi più controversi del paese: vi sono consacrati anche criminali di guerra, e le visite ufficiali provocano regolarmente crisi diplomatiche.
Chiamato "l'Ise di Tokyo". Qui si celebrò il primo matrimonio shintoista moderno: da allora è meta di chi cerca un legame.
Custodisce il kaname-ishi, la pietra che secondo la tradizione tiene fermo il pesce gatto gigante causa dei terremoti.
Insieme a Kashima forma la coppia dei santuari militari dell'est. Anche qui una pietra di ancoraggio contro i terremoti.
Il torii Kamiiso sorge su uno scoglio battuto dalle onde: all'alba il sole vi sorge esattamente in mezzo.
Capostipite di circa 280 santuari Hikawa. Il viale d'accesso è lungo due chilometri, il più lungo del Giappone.
A 1.100 metri di quota: i guardiani non sono leoni ma lupi, animale considerato protettore contro incendi e furti.
Anche qui i lupi come messaggeri. È uno dei pochi santuari dove si possono portare i cani a ricevere una benedizione.
Il torii della Pace sorge nell'acqua del lago Ashi. All'alba è quasi deserto, in giornata la fila per la foto dura ore.
Tre santuari sull'isola di Enoshima, storicamente fusi con il culto di Benzaiten, dea buddhista della musica.
L'unico santuario giapponese specializzato in happōyoke, la protezione dalle sfortune provenienti da ogni direzione.
Dedicato ai tre monti sacri di Nikkō. Possiede spade classificate Tesoro Nazionale e sorgenti considerate curative.
Gli intagli sono attribuiti a Hidari Jingorō. Il Chichibu Yomatsuri di dicembre è fra i tre grandi festival di carri del Giappone.
Centro del Gion Matsuri, nato come rito di protezione dalle epidemie. Di notte le centinaia di lanterne restano accese.
Patrimonio UNESCO, immerso nella foresta primaria di Tadasu no Mori: alberi che crescono lì da secoli dentro la città.
Fra i più antichi di Kyoto. I due coni di sabbia davanti all'ingresso rappresentano la montagna sacra e servono a purificare.
Il primo santuario dedicato a Michizane. Duemila pruni fioriscono a febbraio: il pruno era il suo albero prediletto.
Costruito nel 1895 per gli 1100 anni di Kyoto: riproduce in scala ridotta il palazzo imperiale dell'epoca Heian.
Santuario dell'acqua e della pioggia. Gli omikuji si leggono immergendoli nella sorgente: l'inchiostro compare solo a contatto con l'acqua.
Protettore dei produttori di sake e miso. Il piazzale è pieno di botti donate dalle distillerie di tutto il paese.
L'architettura sumiyoshi-zukuri è fra le più antiche: tetto dritto, nessuna verniciatura, precedente all'influenza continentale.
Il palco a forma di testa di leone gigante, alto dodici metri, si dice inghiotta gli spiriti maligni e attiri la buona sorte.
Cuore del Tenjin Matsuri del 24–25 luglio, con la processione di barche illuminate sul fiume e i fuochi d'artificio.
Non ha honden: il monte Miwa alle sue spalle è il corpo stesso della divinità. Una delle forme di culto più arcaiche sopravvissute.
Fra i più antichi in assoluto. Custodisce la Nanatsusaya-no-Tachi, spada a sette rami del IV secolo, Tesoro Nazionale.
Fondato nel 1890 nel luogo dove la tradizione colloca l'intronizzazione del primo imperatore, nel 660 a.C.
La cascata Nachi, alta 133 metri, non è lo sfondo del santuario: è essa stessa il kami, oggetto diretto di culto.
Il terzo dei Kumano Sanzan. Poco lontano la roccia Gotobiki-iwa, dove secondo la tradizione i kami scesero per la prima volta.
Capo dei santuari dedicati a Sarutahiko, kami dei crocevia. È la casa madre del santuario Tsubaki d'America.
Custodisce le Meoto Iwa, le "rocce sposate" unite da uno shimenawa di trenta metri, sostituito tre volte l'anno.
Capostipite di circa 3.800 santuari Hie e Hiyoshi. La scimmia è il messaggero, e qui è protetta come animale sacro.
Dedicato alla coppia primordiale. Popolarissimo per la longevità: un detto locale dice che chi vi si reca guadagna anni di vita.
Capo dei santuari Ebisu. Il 10 gennaio si corre la "gara del primo devoto": chi arriva per primo all'altare porta fortuna a tutta la città.
Fra i più antichi del Giappone. Ha dato il nome al quartiere di Kobe e sopravvissuto al terremoto del 1995.
Capo di circa 1.300 santuari Sengen. L'intera vetta del Fuji sopra gli 3.360 metri è proprietà del santuario.
Prima sepoltura di Ieyasu, precedente a Nikkō. Ci si arriva con 1.159 scalini oppure in funivia dal mare.
Qui Minamoto no Yoritomo pregò prima di sollevarsi contro i Taira. Un osmanto di 1.200 anni è monumento naturale.
Cinque santuari in quota. Il viale che porta all'Okusha è un tunnel di cedri secolari lungo due chilometri.
Capo di circa 2.000 santuari Hakusan, legati al culto del monte bianco, una delle tre montagne sacre del Giappone.
Sulla penisola di Noto, dietro il santuario si estende una foresta primaria in cui è vietato entrare da secoli.
Il portale d'ingresso, del 1875, mescola stile giapponese, cinese ed europeo e ha vetrate colorate: un unicum.
Il suo grande torii di legno del 1645 è fra i tre più celebri del Giappone e sopravvisse ai bombardamenti del 1945.
Santuario ausiliario di Ise dedicato al fratello lunare di Amaterasu, raramente visitato dai turisti.
I tre monti del passato, presente e futuro. Sul monte Haguro 2.446 scalini di pietra e una pagoda a cinque piani del X secolo.
Protettore dei naviganti e dei parti. Duecentodue scalini ripidi conducono al piazzale, affacciato sulla baia di Matsushima.
Laccato in nero e oro, eretto da Date Masamune nel 1607: uno dei più antichi edifici in stile gongen-zukuri rimasti.
Fondato nel 1869 per "insediare" i kami giapponesi nell'isola: un santuario che è anche un atto politico verso il popolo ainu.
Si fa galleggiare una moneta su una foglia nello stagno: se affonda in fretta l'amore è vicino, se resta a galla ci vorrà tempo.
Sull'estremo occidentale: qui si venera il tramonto, mentre a Ise si venera l'alba. Vermiglio acceso contro il mare.
Conserva il più antico honden in stile taisha-zukuri esistente, del 1583, classificato Tesoro Nazionale.
Il corridoio coperto lungo 360 metri e il rito di divinazione con il paiolo, che predice il futuro dal suono del vapore.
Centoventitré torii scendono lungo una scogliera fino al mare. La cassetta delle offerte è in cima al torii, a sei metri: centrarla porta fortuna.
Il "Konpira-san" dei naviganti: 785 scalini fino alla sala principale, 1.368 fino all'estremo. Esistono portantine per chi non ce la fa.
Conserva circa l'ottanta per cento delle armature classificate Tesoro Nazionale del Giappone, offerte dai guerrieri come ex voto.
Vicino al Dōgo Onsen, è uno dei tre grandi esempi superstiti di architettura hachiman-zukuri.
Patrimonio UNESCO. L'isola di Okinoshima, che ne fa parte, è vietata alle donne e ai visitatori: vi si trovarono 80.000 oggetti rituali.
Cuore dello Hakata Gion Yamakasa di luglio: squadre di uomini corrono per la città portando carri da una tonnellata.
Sul portale campeggia l'iscrizione "Tekikoku Kōfuku", il nemico si arrende: riferimento alle invasioni mongole respinte dal kamikaze.
Unico esempio dello stile architettonico kashii-zukuri, che non si trova in nessun altro santuario.
Terzo grande santuario Inari del paese. La struttura vermiglia è sospesa su palafitte a diciotto metri dal suolo.
Fondato per contrastare il cristianesimo a Nagasaki. Il suo Kunchi di ottobre mescola danze cinesi e olandesi ai riti shintoisti.
Uno dei più antichi del Giappone, legato al vulcano Aso. Il portale crollato nel terremoto del 2016 è stato ricostruito nel 2023.
Ogni notte dell'anno, senza eccezioni, vi si danza il kagura: quattro dei trentatré quadri che compongono il ciclo completo.
Custodisce la caverna dove Amaterasu si nascose. Poco distante l'Amano Yasukawara, dove gli ottocento miriadi di kami tennero consiglio.
Costruito dentro una grotta marina. Si lanciano palline d'argilla verso una cavità nella roccia sottostante: centrarla esaudisce un desiderio.
Su un'isola subtropicale circondata dalle "tavole da lavare dei giganti", formazioni rocciose a strisce regolari.
Dedicato al nipote di Amaterasu disceso dal cielo. Distrutto più volte dalle eruzioni, l'edificio attuale è del 1715.
Il principale santuario di Okinawa, su una scogliera sopra il mare. Il culto locale ryukyuano ha radici diverse da quello giapponese.
Nessun santuario corrisponde alla ricerca.
I filmati si caricano solo quando li avvii.