Sentiero 07 · Oltremare

Lo Shinto fuori dal Giappone

Una religione che nasce dal territorio può attraversare l'oceano? La risposta è sì, ma la storia di come è successo comprende l'emigrazione, il colonialismo e, solo di recente, la conversione volontaria.

1 santuario in Europa~7 alle Hawaii1.640 coloniali, quasi tutti perduti

Il problema è concreto. Un kami non è un'idea trasportabile: abita un luogo. La cascata di Nachi non è il simbolo di una divinità, è la divinità. Come si porta tutto questo a San Paolo o alle Hawaii?

La risposta tecnica esiste da secoli e si chiama bunrei (分霊), "divisione dello spirito". Il kami può essere diviso senza diminuire: una parte resta, una parte viene trasferita in un nuovo shintai e installata altrove con una cerimonia apposita. È il meccanismo che ha permesso a Inari di abitare trentamila santuari, e che ha permesso ad Amaterasu di arrivare a Serravalle.

Il kami si divide ma non si dimezza. La fiamma che accende un'altra candela non si spegne, e nessuna delle due è una copia. Il principio del bunrei, spiegato come lo spiegano i sacerdoti
Quattro ondate

Come i kami hanno lasciato l'arcipelago

Quattro movimenti diversissimi fra loro, che troppo spesso vengono raccontati come se fossero la stessa cosa.

01
1868 – 1930

L'emigrazione

Contadini giapponesi partono per Hawaii, California, Perù e Brasile. Portano con sé i kami del villaggio e costruiscono santuari con le proprie mani: sono luoghi di comunità prima che di culto.

02
1895 – 1945

L'impero

Lo Stato costruisce circa 1.640 santuari nei territori occupati. Non sono per la diaspora: servono ad assimilare le popolazioni colonizzate. In Corea la visita diventa obbligatoria per gli studenti.

03
1945

Il crollo

Con la resa quasi tutti i santuari coloniali vengono demoliti, spesso dai giapponesi stessi in ritirata o dalle popolazioni liberate. Alle Hawaii e in Brasile, invece, quelli della diaspora sopravvivono.

04
1986 – oggi

La rinascita

Nascono santuari voluti da praticanti non giapponesi: Tsubaki America nel 1986, San Marino nel 2014. Per la prima volta lo Shinto esce dai confini etnici e vengono ordinati sacerdoti occidentali.

La mappa di oggi

Dove si prega, adesso

Cinque realtà molto diverse per origine, riconoscimento e forma del culto.

Il torii bianco e il piccolo honden fra i vigneti di Serravalle
Unico riconosciuto in Europa

San Marino Jinja

Serravalle, Repubblica di San Marino · 2014

È il santuario shintoista più vicino a chi legge: un'ora da Bologna, meno da Rimini. Costruito in Giappone in legno di cedro, smontato, spedito via mare e rimontato al Podere Lesignano, dove è stato inaugurato il 22 giugno 2014.

Nasce come memoriale per le oltre 29.000 vittime del terremoto e maremoto del Tōhoku dell'11 marzo 2011, per iniziativa della Japan–San Marino Friendship Society. È consacrato ad Amaterasu e riprende nelle proporzioni l'Ise Jingū.

È l'unico santuario in Europa riconosciuto dalla Jinja Honchō, l'associazione che riunisce circa 80.000 santuari giapponesi. Dal 2019 vi si possono celebrare matrimoni shintoisti con validità civile sammarinese.

KamiAmaterasu-Ōmikami
Inaugurazione22 giugno 2014
RiconoscimentoJinja Honchō
Visitalibera, tutto l'anno
Izumo Taishakyō Mission, Honolulu: uno dei santuari più antichi fuori dal Giappone

Le Hawaii

Honolulu, Hilo, Wailuku, Waipahu · dal 1898

Qui si concentra la quasi totalità dei santuari statunitensi. Nascono con l'emigrazione di fine Ottocento verso le piantagioni di canna e non se ne sono più andati, sopravvivendo anche al sequestro dei beni durante la guerra.

Restano attivi Hawaii Izumo Taishakyō, Kotohira Jinsha – Hawaii Dazaifu Tenmangū, il Daijingū, Hawaii Ishizuchi Jinja, Hilo Daijingū, la Maui Jinsha e la Wakamiya Inari.

Santuari attivi7 circa
Origineemigrazione 1885–1924
Particolaritàriti in inglese e giapponese
Tsubaki Grand Shrine of America, per vent'anni a Granite Falls

Nordamerica

California, Washington, British Columbia · dal 1986

Il Tsubaki Grand Shrine of America nasce nel 1986 a Stockton, in California: è il primo santuario costruito negli Stati Uniti continentali dopo la guerra. Nel 2001 si trasferisce a Granite Falls, nello stato di Washington, in venticinque acri di foresta di cedri.

Il suo sacerdote, Koichi Barrish, è fra i primi non giapponesi a ricevere l'ordinazione. Nel 2023–24 i kami sono stati trasferiti con una cerimonia in British Columbia, in Canada, e la sede di Granite Falls ha chiuso al pubblico.

A Los Angeles opera lo Shusse Inari of America, ramo di un santuario di Matsue: ha sacerdozio e attività regolari ma, per ora, nessuna sede propria.

KamiSarutahiko-no-Ōkami, Ame-no-Uzume
Casa madreTsubaki Ōkami Yashiro, Mie
OggiBritish Columbia, Canada
Il torii monumentale del quartiere Liberdade, San Paolo

Brasile

San Paolo, Paraná, Mato Grosso do Sul · dal 1908

La più grande comunità giapponese del mondo fuori dal Giappone: circa due milioni di nikkei, arrivati dal 1908 per lavorare nelle piantagioni di caffè. Nel quartiere Liberdade di San Paolo i torii vermigli scandiscono le strade.

Lo Shinto brasiliano ha preso una strada tutta sua: santuari fondati dagli immigrati stessi, culto degli antenati, e in diversi casi ibridazioni con lo spiritismo e le religioni popolari brasiliane. Molte di queste realtà non hanno legami formali con la Jinja Honchō.

Comunità~2 milioni di nikkei
Dal1908
Carattereautonomo e sincretico
Kamidana, l'altare domestico: la forma più diffusa di Shinto in Europa

Il resto d'Europa

Paesi Bassi, Francia, Regno Unito

Fuori da San Marino, l'Europa non ha santuari pubblici riconosciuti dalla Jinja Honchō. Ad Amsterdam opera dal 1981 un saigū dello Yamakage Shinto, ramo del cosiddetto Shinto settario, guidato dal sacerdote olandese Paul de Leeuw.

In Francia un piccolo santuario donato da un santuario giapponese è ospitato all'interno di un tempio buddhista. Per il resto lo Shinto europeo vive soprattutto in forma domestica, attraverso i kamidana.

AmsterdamYamakage Shintō, dal 1981
Riconosciuti Jinja Honchōsolo San Marino
Forma prevalentekamidana domestico
La parte scomoda

I kaigai jinja coloniali

Fra il 1895 e il 1945 l'impero giapponese eresse circa 1.640 santuari nei territori occupati. Non erano luoghi di culto per emigrati: erano strumenti di assimilazione. Dopo il 1931 in Corea la visita al santuario divenne obbligatoria per gli studenti, e dal 1936 le scuole che rifiutavano venivano chiuse. Circa il sessanta per cento delle famiglie di Taiwan ricevette d'ufficio un talismano di Ise.

Nell'agosto del 1945 quasi tutto fu distrutto nel giro di pochi giorni. Il Chōsen Jingū di Seul venne smantellato dagli stessi giapponesi; lo Shōnan Jinja di Singapore fu incendiato prima dell'arrivo dei britannici, e i suoi ruderi giacciono ancora nella foresta di MacRitchie. A Taiwan diversi santuari sono stati riconvertiti in memoriali dei caduti cinesi: gli stessi edifici, un significato rovesciato.

995Corea
243Manciuria
184Taiwan
128Karafuto
51Cina
27Isole del Sud

Dati: Nakajima Michio, censimento dei santuari d'oltremare prebellici. Un santuario shintoista in Corea o a Taiwan non ha lo stesso significato di uno alle Hawaii: confonderli significa non capire né gli uni né gli altri.

Questioni aperte

Si può essere shintoisti senza essere giapponesi?

La domanda divide. Da un lato lo Shinto non ha conversione: non esiste un rito d'ingresso, non c'è una professione di fede, non si è mai preteso che i praticanti fossero solo giapponesi. Dall'altro è legato a una lingua, a un paesaggio e a una comunità in modo così stretto da rendere il trapianto sempre un po' incompleto.

Nella pratica la Jinja Honchō ha ordinato sacerdoti non giapponesi — l'americano Koichi Barrish, l'italiano Francesco Brigante a San Marino — e riconosciuto santuari all'estero. Ma resta molto cauta: la maggior parte delle realtà che si presentano online come "santuari" non ha alcun riconoscimento.

Come distinguere

Da dove nasce lo Shinto di Stato → I santuari in Giappone
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